Non cesserà nell’eco
Sarà perla dentro e fuori
Spuma di tutte le acque
Porterà via il silenzio


 
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LA PERLA E LA NOTTE

Edizioni Ilmiolibro.it 2011




La poesia è arte difficile e delicata, basta una parola di troppo per sciupare la bellezza di un verso, ma qui l’equilibrio è sovrano, la rarefatta luminosità della perla coniugata con la magia ed il mistero della notte: l’autrice ha saputo dosare con mano felice ed esperta le emozioni, raggiungendo risultati davvero suggestivi ed intriganti. Un libro di poesie come non se ne vedevano da tempo; non ci sono atteggiamenti modernisti, ma solo lo svolgersi dei sentimenti eterni, che vivono negli uomini da tempo immemorabile, dall’alba della creazione. Emblematica la filastrocca degli angeli: le idee e i desideri degli uomini continuano a girare nell’aria, nel vento, nell’acqua, nel cuore della madre terra, da sempre e per sempre, in un ciclo che non ha mai fine. Rivisitazioni mitologiche che però non sanno di antico, ma respirano anche la nostra aria  di uomini e donne del 21° secolo. Il linguaggio sceglie con accuratezza le parole, i ritmi si fanno dolci e musicali come le immagini che suscitano, senza sforzo apparente, con levità incantevole, eppure con grande forza evocativa. Non ci sono sbavature, né ricerca di effetti speciali, non indulgenze al manierismo patetico, ma un linguaggio semplice anche se profondo, che cela contenuti stimolanti per la riflessione individuale; sotto la superficie apprentemente serena e immobile della mitologia classica si scopre una realtà percorsa da vene talvolta drammatiche. Gaia Ortino Moreschini ha saputo davvero trovare un equilibrio difficile , da vera poetessa. Assolutamente da leggere.

Maria Pia Oelker
Scrittrice-Critico letterario






Bei versi che, nel ripescare nella mitologia, danno un tocco di novità alla contemporanea poesia sull’amore. La continua trasposizione delle parole (Brillano i petali del fiore / specchiati tra fili d’erba / nel cielo turchese.... Diventa "Brillano del fiore i petali / tra fili d’erba specchiati / nel turchese cielo") riporta agli studi classici del liceo tra le traduzioni dei poemi omerici e dell’Eneide. La penna scorre fluida e la lettura è piacevole senza nulla togliere al pathos della lirica. Grande maturità e uso ottimo della lingua anche con vocaboli ricercati che ben si sposano con la mitologia. La chiarezza del linguaggio rende i versi immediatamente comprensibili senza doverli rileggere come invece spesso accade quando l’eccessiva ricercatezza rende la poesia poco immediata o addirittura ermetica. La personificazione degli dei nella mitologia greca e romana era cosa comune, ma l’autrice li fa apparire assolutamente umani, con la capacità di sentire, di amare, di soffrire esattamente come i mortali. I versi conclusivi (Morfeo) sono un’invocazione all’ovidiana divinità del sonno affinchè giunga a lenire le sofferenze procurate dall’amore. Versi che potrebbero essere pronunciati da ciascun personaggio delle precedenti liriche e che quindi li accomuna tutti in una "preghiera" finale mentre si abbassa il sipario sul palcoscenico della vita. Assolutamente brava, è stato un piacere leggerla.

Giorgio Maccabelli
Scrittore








Alcune delle liriche presenti nella raccolta.





E’ TEMPO D’AMARE



Sulla vetta del Rodope
Tra forti venti piange
Euridice amata
L’infelice Orfeo

Dalla selva giunge
In tempesta di sospiri
Il lamento di Venere
China sul corpo inerme
Del bello Adone

E’ tempo d’amare
Foss’anche solo
Un flebile astro
Che s’apre alla sera








ECO E NARCISO



Brillano del fiore i petali
Tra fili d’erba specchiati
Nel turchese cielo

Son gli occhi di colui
Che innamorato
Del suo stesso volto

 Rifiutò l’amore
Di Eco incantatrice

Morì il bel Narciso
Per impossibilità d’amare
Ella, per eterno tormento
Divenne voce di voce








E’ EROS



è Eros stamani
in ginocchio sull’erba,
a contare petali
di margherita.

E’ Eros la sera
quando conti le stelle
ed io ti interrompo
con sussurri di baci.

E’ Eros tra le tue braccia
a contare i fremiti del cuore.
Le sue ali di farfalla, stanotte,
avvicineranno la luna.








OCEANO E LA VELA



Respiro effluvi di sole
cristalli di miele sul mare

impetuoso vento soffia increspa
sfrangia suona le pieghe
alla mia candida veste

sulle labbra una salsuggine immensa
sul volto i ricami salmastri
delle tue maghe promesse

mi piace pensare che altro non ci sia
mi tendo alla crescente brezza

tra le tue vetuste onde
in quieto naufragare
scivola il mio cuore
senza desiderare oltre

gli astri stanno a guardare
ascendo ancora la linea
curva del cielo a sera

una giovane donna
da ripa scoscesa
mi offre i suoi sogni
per ritrovarli e smarrirli
tra millenarie tue correnti

mi confondo con i gabbiani
così è che nasce Aurora

l’orizzonte si allontana
io sono già lontana
specchiata nelle tue infinite trasparenze

non voglio sapere dove andare
ma essere là ove il salso mattino
tornerà a svegliarmi
là ove sei in tuffo nel cielo

per essere null’altro che gonfia vela
tra il gorgogliare delle spumose
venuste tue pelaghe onde














 
 
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